Food for the Beast
Omaggio a Dario Argento per il Museo Nazionale del Cinema
Un’architettura sonora ibrida tra tensione e sound design
Food 4 the Beast: l’omaggio a Dario Argento e l'Exhibit
Il progetto nasce come un tributo ambizioso e profondo al cinema di Dario Argento, realizzato in occasione della mostra "DARIO ARGENTO. THE EXHIBIT", svoltasi recentemente presso la Mole Antonelliana di Torino.
Food 4 the Beast non è solo un film, ma un’estensione narrativa dell’universo argentiano: l’opera rielabora le tematiche del "vedere e non capire", dell’incomunicabilità e del solipsismo onirico urbano, calandole nel contesto contemporaneo. Prodotto da Biplani e Cooperativa Sociale Mirafiori, il film si pone come un ponte tra il passato glorioso del thriller italiano e le nuove forme di espressione cinematografica.
Una rete istituzionale per il cinema di domani
La portata del progetto è testimoniata da una rete di partner di altissimo profilo.
Patrocinato dal Museo Nazionale del Cinema, il film ha visto la collaborazione attiva di Film Commission Torino Piemonte, ITER e diverse fondazioni territoriali come la Fondazione della Comunità di Mirafiori. Una sinergia che ha permesso di trasformare Torino nel set di una produzione che ha unito istituzioni culturali, enti sociali e giovani professionisti, radicando l’estetica "oscura" del Maestro Argento nei luoghi simbolo della città, come via Roma, piazza San Carlo e piazza C.L.N.
Il Film: estetica anni '70 e incubi digitali
Diretto da Roberto Agagliate, Food 4 the Beast narra il dramma di dieci aspiranti influencer stritolati dallo scontro tra la superficialità dei social media e l'abisso tenebroso di un hacker nel Deep Web.
Il film adotta rigorosamente le "coordinate argentiane": dai primi piani ossessivi sui dettagli ai colori saturi e contrastati, tipici di capolavori come Profondo Rosso o L'uccello dalle piume di cristallo. Il risultato è un’opera di cinema partecipato che coinvolge oltre quaranta giovani della Generazione Z, trasformandoli in protagonisti di un thriller psicologico dai risvolti freudiani.
L'architettura sonora: tensione orchestrale EastWest
La colonna sonora di Food 4 the Beast è un’architettura ibrida progettata per tradurre in musica il confine tra realtà e Deep Web. Per ottenere questo spettro timbrico, la composizione ha sfruttato l'intero ecosistema EastWest: dalle tensioni cinematiche di Hollywood Strings alle atmosfere horror di Ghostwriter (con campionamenti di Dist Cello ed Ebow Guitar), fino alle suggestioni oniriche dei cori di Hollywood Choirs. L’uso del riverbero convolutivo Spaces 2 ha permesso di scolpire spazi sonori coerenti con le geometrie oscure della narrazione.
Il perfezionamento tecnico ha trovato il suo apice nel mixaggio ufficiale, realizzato presso gli studi della APM di Saluzzo. La collaborazione con il prestigioso college della Musica e delle Nuove Tecnologie ha garantito una resa acustica d'eccellenza, elevando la stratificazione dei campionamenti digitali a un’esperienza sonora avvolgente e di alto profilo professionale.
L'evento première : la proiezione ufficiale al Cinema Massimo (Torino)
Il percorso di Food 4 the Beast ha trovato il suo culmine mercoledì 3 maggio 2023, con una proiezione esclusiva presso la Sala 3 del Cinema Massimo di Torino. L'evento, svoltosi nel cuore pulsante del Museo Nazionale del Cinema, ha rappresentato un momento di celebrazione collettiva per il cast, la troupe e i coordinatori del progetto.
Realizzato in occasione della mostra "DARIO ARGENTO. THE EXHIBIT", il film (della durata di 37 minuti) è stato presentato come un'opera di cinema partecipato che ha saputo onorare il Maestro Argento proprio a pochi passi dalla Mole Antonelliana. La serata si è conclusa con un momento di confronto (Q&A) tra il pubblico e i giovani protagonisti, suggellando il successo di un'esperienza che ha unito formazione, territorio e alta qualità cinematografica.
Simbolismi sonori: il tema specchiato
Un elemento chiave dell’architettura narrativa del film risiede nel trattamento semantico della melodia. In una scena cruciale ambientata in una scuola, il protagonista, ormai adulto, viene catturato dal canto solitario di una bambina. La melodia è una rielaborazione dell’aria di Händel "Ombra mai fu", che tornerà nel corso della narrazione in momenti di alto pathos.
Qui, tuttavia, il tema originale viene proposto attraverso un'inversione melodica speculare: ogni intervallo dell'aria originale viene rovesciato, trasformando un momento di attesa in una realtà disturbante e opposta. Questo "tema dello specchio" non è solo un espediente tecnico, ma rappresenta visivamente e acusticamente il solipsismo e la distorsione percettiva del protagonista, dove la memoria e il presente si riflettono in modo deformato.