Un milione di scale
Meditazione musicale ispirata a Eugenio Montale
e dedicata a Clotilde van Dieren
Il vuoto ad ogni gradino, la realtà oltre l’apparenza
tre versioni per voce, oboe, violoncello o quartetto d’archi
La Genesi: L’Assenza e il Gesto
Il progetto nasce come una meditazione musicale dedicata al mezzosoprano Clotilde van Dieren, ispirata ai versi di Eugenio Montale tratti da Xenia II. Al centro della ricerca non vi è solo la parola poetica, ma il gesto fisico e metafisico racchiuso nel celebre attacco: "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale".
La composizione esplora il tema del vuoto che si apre a ogni gradino, trasformando il senso di perdita in una trama sonora dove la voce diventa l’unica "vera pupilla" capace di scorgere la realtà oltre l'apparenza.
L’Architettura: Modularità e Colore Strumentale
Per restituire l'intimità e la versatilità della visione montaliana, ho concepito il brano in tre versioni distinte, ognuna capace di offrire una differente rifrazione timbrica del testo.
Dal dialogo essenziale e quasi ancestrale tra voce e oboe, si passa alla profondità materica di voce e violoncello, fino alla densità drammatica della versione per voce e quartetto d'archi.
Questa modularità non è solo tecnica, ma riflette la volontà di abitare lo spazio sonoro con pesi e trasparenze diverse, assecondando la natura mutevole della memoria.
La Scrittura: Tra Calmo e Incerto
L’estetica della partitura si muove in una dimensione di sospensione, indicata dal segno "Calmo, lontano".
La scrittura cerca un equilibrio tra il rigore formale e l’esitazione emotiva, con l'oboe, il violoncello o il quartetto d’archi, che disegna linee incerte, quasi a mimare il passo di chi scende le scale nel buio.
La materia sonora si spoglia di ogni orpello per farsi visione interiore, cercando di tradurre in musica quella "realtà che si vede" solo quando gli occhi, seppur offuscati, sono guidati dalla complicità di una vita condivisa.