Metronomo sul Po
L’illusione della misura umana
Un dialogo tra il battito meccanico del metronomo e l’irregolare fluire della Natura
Metronomo sul Po: l’illusione della misura
Il progetto esplora la tensione tra lo scorrere libero e irregolare della natura e la necessità umana di ricondurre l'esistenza a un ritmo predefinito.
Al centro dell'inquadratura, un metronomo sosta solitario sulla riva del fiume: un oggetto alieno che tenta invano di scandire il tempo davanti all'inarrestabile e asimmetrico fluire del Po. In questa scena, l’alba è evocata da una desaturazione azzurrina dove solo il tappeto porpora mantiene la sua vivida intensità, rappresentando l'ultimo baluardo di una presenza umana che cerca un ordine nel paesaggio.
Evoluzioni tonali: dal caos all'introspezione
Il tappeto sonoro iniziale è composto dal realismo dei rumori ambientali: il mormorio dell’acqua, il richiamo degli uccelli e il ronzio del traffico cittadino, sui quali si innesta il ticchettio ostinato del metronomo.
Lentamente, da questo sottofondo urbano emerge un tappeto d'archi placido e tonale, che apre la strada a una melodia pianistica monodica. L’intervento musicale segue la rigidità del metronomo, nel tentativo di addolcirla e di suggerire una riflessione interiore che cerchi una sintesi tra il battito meccanico e la libertà del fiume.
Il battito residuo: la persistenza del tempo
L’opera si conclude con un processo di sottrazione visiva e uditiva.
Mentre la melodia e gli archi sfumano nel silenzio e l'immagine si dissolve nel buio, il ticchettio del metronomo continua a risuonare solitario per alcuni secondi. Un finale che sposta l'attenzione sulla persistenza della nostra percezione ritmica: anche quando il mondo visibile e la consolazione della musica scompaiono, rimane quel battito meccanico, un residuo di coscienza che continua a contare il tempo nel vuoto.