Dies Kunst der Fuga

Un anno di fedeltà a Johann Sebastian Bach

Dall’analisi microscopica del Contrapunctus XIV al silenzio come pratica compositiva

L’architetto dell’Assoluto: perché Bach

Parlare di Bach non significa aggiungere informazioni a un oceano già vastissimo, ma dichiarare un’appartenenza.

Per me, Bach rappresenta il punto di convergenza perfetto tra il rigore matematico più estremo e la più profonda espressione dell’animo umano. La sua musica non è solo architettura sonora; è un organismo vivo dove ogni nota è necessaria. Ammiro la sua capacità di aver portato la Fuga a vette che restano, ancora oggi, il confine ultimo della possibilità compositiva, riuscendo a trasmettere un senso di sacro — sia nelle opere liturgiche che in quelle profane — che trascende il tempo e lo spazio.

Il Viaggio del 2026: una nota alla volta

Il progetto nasce da una scelta radicale: dedicare un intero anno alla 'frequentazione' quotidiana dell'opera bachiana.

Non è uno studio accademico finalizzato a una pubblicazione, ma un atto di fedeltà. Ogni giorno riservo uno spazio per me sacro per analizzare, trascrivere o semplicemente sostare su una singola battuta.

Al centro di questo percorso si staglia l’Arte della Fuga, e in particolare il suo apice tragico e sublime: la celebre fuga a tre (o quattro) soggetti rimasta incompiuta. È il luogo dove il tema 'B-A-C-H' (Sib-La-Do-Si) fa la sua comparsa definitiva prima che il manoscritto si interrompa bruscamente. Abitare questa incompiutezza significa non cercare di 'completarla' — atto che sarebbe presuntuoso e anche probabile inutile — ma esplorarne i vuoti, le pressioni e le direzioni energetiche che quelle note continuano a sprigionare dopo secoli.

È un esercizio di pazienza e ammirazione: 2620 note che diventano 2620 ore di vita condivisa, dove l'unità di misura non è la velocità di produzione, ma la qualità della presenza accanto al Maestro.

Il metodo: vivere nel contrappunto in tre fasi

Il progetto non mira a una 'conclusione' dell'opera bachiana, ma a una sua frequentazione quotidiana e rigorosa. Ho strutturato questo anno di fedeltà attraverso tre momenti distinti, che trasformano l’analisi tecnica in un’esperienza di vita: un attraversamento lento del testo, un tempo di silenzio necessario e un eventuale ritorno creativo.

Fase I: L’attraversamento (Analisi e Trascrizione)

In questa prima fase, della durata di circa nove mesi, l'unità di misura è la singola nota.

Ogni giorno dedico tempo a mappare il Contrapunctus XIV, pesando ogni evento sonoro non come semplice altezza, ma come un vettore di forza. Utilizzo strumenti di analisi statistica e visualizzazioni grafiche per osservare la densità dei soggetti e le tensioni che si accumulano nel manoscritto. Non è un’anatomia del passato, ma un modo per stare accanto a Bach, nota dopo nota, battuta dopo battuta.

Fase II: Il silenzio reale

Dopo l'immersione totale nel contrappunto, seguirà una fase di sospensione, non ancora definita come durata.

Il silenzio non è assenza di lavoro, ma un atto di ascolto differito. In questo periodo, il materiale analizzato deve sedimentare senza alcuna pressione produttiva. È il momento del raccoglimento, in cui si rinuncia volontariamente a 'dire' per lasciar emergere ciò che resta di Bach una volta chiusa la partitura: una persistenza della memoria sonora che non cerca sintesi immediate.

Fase III: Il ritorno (L’ombra tonale)

Solo se il tempo lo renderà inevitabile, dal silenzio della Fase II potrà scaturire una rielaborazione.

Non si tratta di completare ciò che Bach ha lasciato interrotto, ma di proiettare le relazioni di forza individuate nell'analisi in una nuova forma. L'obiettivo è un'eventuale 'ombra tonale': una composizione ridotta all'essenziale che, pur non citando letteralmente il materiale originale, ne conservi le distribuzioni temporali, le rarefazioni e il peso specifico.

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