Dies Mei Transierunt
Sistema di intonazione non convenzionale per una rilettura del repertorio mozarabico pre gregoriano
Ideazione di un modello a 15 suoni per ottava
Il Racconto: un viaggio a ritroso (Barcelona, 1218)
Tutto ha inizio con una visione cinematografica, quasi un’allucinazione uditiva ambientata tra le viuzze della Barcellona del XIII secolo.
Protagonista è Hector, un uomo che, entrando nella penombra di una chiesetta, viene travolto dal canto del responsorio Dies mei transierunt. In questo racconto, che funge da manifesto poetico del brano, il flauto dolce si unisce al coro mozarabico non come semplice accompagnamento, ma come una guida spirituale che traghetta Hector (e l'ascoltatore) attraverso i secoli.
Il racconto non è solo un esercizio narrativo, ma il fulcro concettuale dell'opera: descrive la progressiva trasfigurazione del suono antico che, viaggiando nel tempo, si adatta a idiomi sconosciuti, si perde in 'locande' aliene e infine ritorna alla sua origine, mutato per sempre. Una parabola di perdita e persistenza della memoria sonora è ciò che mi ha spinto a cercare un sistema che potesse restituire quella differenza: se il mondo di Hector ci è ormai incomprensibile, anche la sua musica deve sfuggire alle regole del nostro sistema temperato.
Per tentare di avvicinarmi alle flessioni intervallari di quell'epoca — dove l'influenza mediorientale e la fluidità pre-gregoriana ignoravano la rigidità dei nostri dodici semitoni — ho provato a scardinare l'ottava tradizionale. Da questa esigenza poetica ma anche tecnica nasce l'idea di una suddivisione dello spazio acustico in più parti rispetto alle consuete dodici del sistema occidentale, aprendo la strada a un modello microtonale che restituisse alla melodia la sua natura di mistero e di antico miraggio.
Oltre i dodici semitoni: la genesi del sistema
Il sistema 15 - TnET 3|4 γ nasce dalla necessità di recuperare quegli spazi microtonali perduti con l'avvento del temperamento equabile.
Mentre il sistema tradizionale divide l'ottava in 12 parti uguali, questo modello propone una suddivisione in 15 suoni distinti, organizzati secondo rapporti non equivalenti. Non si tratta di una scelta arbitraria, ma di una mappatura acustica pensata per restituire la fluidità e le 'incertezze' intonative del repertorio pre-gregoriano, dove la distanza tra le note non era una griglia rigida, ma un organismo vivo.
Una nuova tastiera cromatica: denominazione e rapporti
Per visualizzare questo sistema, dobbiamo immaginare una tastiera di pianoforte espansa.
In questo nuovo ordine, tra il Do e il Re - ad esempio - non troviamo più un solo tasto nero, ma una successione di frequenze che ridefiniscono il concetto di alterazione. I suoni vengono ridenominati per riflettere questa densità, creando una scala che non procede per 'salti' standardizzati, ma per sfumature progressive. Tale sistema permette di toccare punti di risonanza che nel sistema a 12 toni rimangono semplicemente ineseguibili e quindi inascoltabili.
Eseguibilità e migrazione sonora
Una delle sfide principali del 15 - TnET 3|4 γ è la sua applicazione pratica su strumenti tradizionali.
Attraverso lo studio delle posizioni dei legni e l'uso di tecniche estese negli archi, è possibile 'migrare' dal sistema equabile a quello a 15 suoni senza perdere l'espressività dello strumento. Il risultato è un’esperienza d’ascolto straniante: l'orecchio riconosce il profilo del tema mozarabico, ma lo percepisce immerso in una dimensione arcaica e al contempo futuristica, proprio come il viaggio di Hector nel racconto.
Notazione e micro-intervalli
Scrivere questa musica ha richiesto l'evoluzione del sistema di notazione tradizionale.
Ho introdotto dei simboli specifici - utilizzando in buona parte la notazione internazionale per indicare gli intervalli più piccoli dei semitoni - derivati da una logica di 'frazionamento' del semitono — che indicano all'esecutore l'altezza esatta all'interno della griglia a 15 parti. Una precisione grafica fondamentale per gestire la coesistenza tra la struttura del canto originale (il Dies mei Transierunt) e la sua espansione microtonale, permettendo alla melodia di 'scivolare' tra le maglie della nostra percezione abituale.
La Partitura: tra microtonalità e soundscape
La partitura di Dies mei transierunt è stata concepita come un sistema a più livelli, dove la notazione tradizionale viene espansa per accogliere la complessità del temperamento a 15 suoni.
Per agevolare l’esecutore (il flauto dolce soprano), ho adottato una soluzione a doppio rigo: il primo rigo riporta la notazione standard nel sistema equabile (12-TET), mentre il secondo indica l'esatta altezza microtonale nel sistema 15 - TnET 3|4 A. Questo permette al solista di navigare tra le 'frazioni di tono' con estrema precisione, utilizzando posizioni specifiche per ottenere quegli intervalli arcaici ricercati nella teorizzazione.
Il solista non agisce in uno spazio vuoto, ma interagisce con un complesso impianto elettroacustico. La partitura prevede l'utilizzo di due tracce stereo preregistrate che fungono da scenografia sonora e supporto armonico:
La ricostruzione storica: Le tracce contengono le voci del coro mozarabico e il pianoforte (trattato in ottavi di tono nella versione elettronica), che espongono il nucleo del canto originale.
Il soundscape narrativo: Per ricreare il mondo di Hector, ho inserito una stratificazione di suoni ambientali: il vociare del mercato di Barcellona, lo scampanio, i rumori interni della chiesa e persino i suoni di una locanda medievale.
Questa interazione trasforma l'esecuzione in un'esperienza immersiva: il flauto dolce diventa il 'viaggiatore' che attraversa questi ambienti, fungendo da ponte tra il rumore del mondo e la purezza astratta della geometria microtonale.
L’esecuzione: MikroFest Vilnius 2021
Il viaggio di Dies mei transierunt ha raggiunto una tappa fondamentale nel settembre del 2021, in occasione del MikroFest Vilnius.
Il festival, organizzato dalla sezione lituana della ISCM (International Society for Contemporary Music), rappresenta uno dei punti di riferimento internazionali per la sperimentazione sui sistemi di intonazione non convenzionali.
Il brano è stato eseguito l'11 settembre presso la suggestiva Sala dei Concerti del Monastero Francescano di Vilnius, uno spazio la cui acustica e storia sembravano risuonare perfettamente con le radici medievali e le ambizioni futuristiche della partitura. A dare voce al 'viaggiatore' Hector è stata la flautista norvegese Linnéa Sundfær Casserley, la cui straordinaria sensibilità nel controllo dei micro-intervalli ha permesso di rendere udibili quelle sfumature minime previste dal sistema a 15 parti.
Inserito in un programma che vedeva la partecipazione di artisti provenienti da tutto il mondo (dagli USA al Messico, dalla Francia all'Austria), il brano ha dimostrato come la ricerca sulle altezze non sia un isolamento intellettuale, ma un linguaggio universale. Sentire il flauto dolce dialogare con le tracce elettroniche tra le mura di un antico monastero lituano è stato il compimento del racconto iniziato a Barcellona: la musica, pur trasformata e filtrata da modelli matematici, ha ritrovato la sua capacità di abitare spazi sacri e di parlare attraverso i secoli.
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